Leggo un articolo su Antimafia Duemila che difende l’operato di Marco Travaglio. E”‘ un nome scomodo e fa paura perché racconta i fatti, quelli che molti vorrebbero oscurati e dimenticati, mettendo in pratica il vero giornalismo”.
Permettetemi un riflessione, forse banale, ma suppongo che tutti i giornalisti dovrebbero fare paura.
Nessuno vuole il Travaglio eroe, né il paladino del vero giornlismo, però – come ieri ad Anno Zero ha affermato Mentana – è forse la maggiornaza degli altri giornalisti non parlare, a non riportare una cronaca oggettiva delle pressioni e delle censure a cui sono sottoposti.
Prima di Mentana, anche il direttore di Peacereporter aveva ribadito il concetto che è inutile manifestare oggi quando nel passato c’è stato chi ha parteggiato più per il potere che per l’etica.
Prosegue in questo senso anche l’articolo di Antimafia: “La colpa di Travaglio è quella di non autocensurarsi”. “La colpa di Travaglio è quella di essere la punta di diamante dell’ultimo baluardo d’informazione libera che si manifesta nel nostro Paese, che non guarda ai colori di un partito”.
Queste affermazioni le fa una giornale che si occupa di fare informazione sulla mafia da quasi dieci anni, in un paese dove le stragi sono rimaste impunite, malgrado tutte le targhe ai caduti.
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