Via Eurispes
La rivoluzione dei social network, tuttora in atto, risulta per molti aspetti “totalitaria” dal momento che coinvolge non solo i siti di riferimento, ma contribuisce ad estendere la sua azione su realtà finora considerate prevalentemente “verticali”. L’esempio più significativo è senza dubbio rilevabile nel giornalismo.
I siti delle principali fonti di informazione, stampa, agenzie e Tv, hanno subìto l’influsso dell’importanza che i social network hanno acquisito nel tessuto sociale della Rete. Le news sono diventate social network friendly, a differenza degli editori, ancora divisi sulle potenzialità ed alla ricerca di modelli di revenue sostitutivi o complementari. La trasformazione del giornalismo, inesorabilmente in atto, si alimenta del contributo dei social network e si caratterizza sempre più “orizzontalmente” grazie all’azione diffusa degli utenti.
Concepito come una piazza virtuale in cui scambiare pensieri, emozioni, foto e video con amici e conoscenti, Facebook è divenuto quindi un’effettiva (ed alternativa) fonte di informazione per i media, basti pensare ad alcuni dei più recenti fatti di cronaca, quando le foto o le informazioni sulle vittime o sugli autori di reati efferati vengono prelevate proprio dai profili e diffuse da Tv e stampa.
A volte però il social network perde la sua veste di canale di informazione, trasformandosi in notizia stessa, ne sono un esempio i sempre più frequenti “suicidi annunciati a mezzo social”, la creazione di gruppi shock che trovano in messaggi razzisti, violenti, antisociali, ecc. motivo di coesione tra gli utenti.
Secondo l’ultima rilevazione dell’Eurispes, il 44,2% degli Italiani dai 18 anni in su posseggono un profilo su Facebook. Sono soprattutto i più giovani ad utilizzarlo: il 68% dei 25-34enni e il 66,9% dei 18-24enni. Numeri che ne confermano il carattere sostanzialmente “giovane”.
Dando uno sguardo, però, al genere di utilizzo che gli adolescenti fanno del network, si puo’ dedurre che se Facebook influenza facilmente l’agenda dei media, non accade il contrario, il loro impatto sulle abitudini dei giovani è minima: il 28,7% usa Facebook perché consente di rimanere sempre in contatto con gli amici; il 23,6% per ritrovare vecchi contatti; instaurare nuove relazioni (14,9%); passare il proprio tempo divertendosi con test e giochi (10,4%).
D’altra parte il social network riscuote successo anche tra i 45-64enni che dichiarano di avere un profilo nel 25,3% dei casi (+10,9% rispetto al 2009). Ancora più sorprendente è il dato relativo alla fascia degli over65: se nel 2009 il 65% di essi dichiarava di non sapere che cosa fosse Facebook, quest’anno tale percentuale si è abbassata notevolmente attestandosi al 7,8 % (-57,2%) e, allo stesso tempo, il 31,1% dichiara di essere registrato al portale.
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