RSF: inquietante la condanna dei dirigenti Google

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Reporters sans frontières esprime la propria inquietudine di fronte alla condanna dei dirigenti di Google in seguito alla diffusione su Video di immagini di un adolescente affetto da autismo vittima dei compagni di classe.

Pur condannando la diffusione di un video del genere, riteniamo che i veri colpevoli siano gli autori dei soprusi e coloro che hanno realizzato il filmato e non coloro che hanno fornito gli strumenti per metterlo online. Google ha rapidamente ritirato il video che ne era stata segnalata la sua esistenza. Se i giudici avevano intenzione avviare in questo modo un dibattito sul rispetto della privacy su Internet, argomento della massima importanza, hanno scelto male il loro cavallo di battaglia

Questa condanna purtroppo instaura di fatto una necessità di controllo a priori sulla pubblicazione di video e per questo è un colpo grave alla libertà di espressione. La sentenza costituisce un grave precedente, proprio in quanto è stata presa in un paese democratico.

E’ la prima volta che a livello internazionale i dirigenti di Google sono accusati e condannati per un reato di questo genere.

Non è la prima volta che la libertà di espressione su Internet viene minacciata in Italia. Questa condanna avviene in pieno dibattito sul nuovo progetto per il decreto legislativo proposto da Paolo Romani, viceministro delle Comunicazioni, nel gennaio scorso. Questo decreto mira a obbligare i siti di diffusione di video ad ottenere una licenza ufficiale, instaurando così un sistema di autorizzazione che viene prima dell’esercizio della libertà di espressione. Con la scusa di proteggere i diritti d’autore, soprattutto quelli dei canali televisivi controllati dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il governo si arroga il controllo diretto sulle televisioni indipendenti trasmesse via web. La loro esistenza verrebbe a dipendere da una licenza concessa dal ministero e non da un giudice.

La sentenza del tribunale e tale decreto sembrano annunciare l’instaurazione in Italia di “approccio preventivo” verso la libertà di espressione su Internet.

Le altre reazioni alla sentenza:

David Thorne, ambasciatore Usa in Italia

Il legale di Google

Associazione ViviDown

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