Non proprio giornalismo, post-giornalismo

Archiviato in:: Internet |

Come anticipato, ecco una sintesi dell’indagine svolta da per l’ della , in occasione della seconda edizione del convegno sul futuro del giornalismo.

banner-ilfuturo-del-giorna I risultati rivelano che il è divenuto leader per le informazioni – come conferma la classifica dell’accesso quotidiano alle news, che lo vede stravincere (82%), seguito dalla tv (nazionali 63% e locali 32%), dal cellulare (48%) e dalla radio (48%), dai quotidiani (36%: locali e regionali 23%, nazionali 22%, specializzati 11%) – ma non ha ancora di fatto sostituito l’uso degli altri .

Sul fronte, invece, della qualità dell’informazione è ancora la stampa a detenere un ruolo dominante per serietà e affidabilità. Web e mobile, hanno molte più attrattive dal punto di vista della brevità e la facile reperibilità delle in ogni momento. Purtroppo, soltanto il 37% degli intervistati ritiene le web news affidabili.

Infatti, secondo Astra, è forte sul web la domanda di fatto dai giornalisti, tanto che per 6.0 milioni di internauti “le informazioni/notizie fornite da giornalisti iscritti all’Ordine dovrebbero essere indicate con un piccolo simbolo (un’icona, un bollino)” quale marchio e garanzia di ‘origine controllata’.

Premesso che non sempre l’appartenenza all’Ordine è stata sinonimo di trasparenza, questo sembra essere un po’ il punto dolente della ricerca. Una ricerca che definisce il giornalismo “diffuso” “dal basso”, come post-giornalismo, ossia, non proprio giornalismo, anche se più della metà del campione lo ritiene affidabile, quanto meno non asservito al potere.

In conclusione, non si sono fatti molti passi avanti se risulta esserci ancora una così netta spaccatura tra ciò che è online  e ciò che esce scritto su carta, quasi fosse sinonimo di veridicità. E, soprattuto, se un 36% della popolazione dichiara che le news “sul web sono numerosissime ma alla fine si rischia di non capire affatto quali sono vere e importanti”, oppure “in moltissimi casi sembrano fornite da comuni cittadini ma non sono affidabili perché vengono in realtà da aziende, partiti, ecc. interessati solo a diffondere informazioni di parte, incomplete o false” (come se non accadesse anche su altri media), vuol dire che agli utenti della Rete mancano ancora gli strumenti di conoscenza necessaria del mezzo per distinguere tra le notizie e risalire alle fonti, che poi è stata la grande rivoluzione che ha portato con se Internet.

Qui, invece, potrete trovare le conclusioni dei giornalisti (iscritti all’Ordine si intende)

Condividi:

Digg
del.icio.us
Facebook
Google
OKnotizie
Technorati
Wikio


Popularity: 1% [?]