La redazione del futuro secondo AOL

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Da qualche tempo l’azienda sta puntando alla produzione di contenuti online per vendere spazi pubblicitari. Solo nell’ultimo anno, sono stati assunti 150 giornalisti per espandere il network di iper-locale Patch e il servizio Seed per i freelance.

Pare che adesso stia anche sviluppando un software in grado di indicare ai giornalisti quale tipologia di articoli provocano maggiormente l’interesse dei lettori, generano più traffico e, di conseguenza, più click sulle inserzioni.

La notizia ha suscitato qualche critica: un sistema del genere invoglierebbe i giornalisti a scrivere solo di gossip e curiosità per attrarre il pubblico perchè, si sa, non sempre ciò che interessa i lettori coincide necessariamente con il buon , fatto di inchieste e approfondimenti. Ma è poi veramente così?

Uno studio recente svolto dai ricercatori dell’Università della Pennsylvania sugli articoli del New York Times, ha dimostrato come gli utenti siano molto più propensi a ripubblicare o re-inviare agli amici via e-mail le notizie di approfondimento ritenute utili o in qualche modo impressionanti.

E’ vero che i lettori del NYT non sono rappresentativi del totale degli utenti della la Rete, ma i risultati della ricerca potrebbero essere indicativi: non necessariamente un algoritmo sminuirebbe il lavoro dei reporter; quando questo lavoro è mirato all’interesse pubblico e non ad occultare ad arte la vendita di pubblicità, anche l’inchiesta e l’approfondimento possono diventare prodotti per il web oltre che per la carta stampata.

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