Il passaggio dal giornalismo investigativo al giornalismo “vendicativo”
Mentre nel resto del mondo si discute sul futuro del giornalismo nell’era digitale, di possibili scenari in cui spariscono i cronisti da strada per lasciare spazio ai cittadini reporter, pare che qui in Italia, invece, la pratica del giornalismo vendicativo si stia rapidamente sostituendo a quella del giornalismo investigativo.
Lo spiega bene Luca Telese in un articolo apparso sul blog de Il Fatto: “Non più un giornalismo che scrive le notizie perchè le trova, o perchè i fatti accadono, ma un giornalismo che deve cercare i fatti, farli accadere, riciclarli (o in casi estremi inventarli) perchè c’è l’esigenza di colpire qualcuno”.
Operazioni così mirate molto spesso riescono ad essere messe in atto sfruttando giornalisti esterni alle redazioni, i precari, quelli con contratto a termine e che non possono dire di no. “E poi” secondo Telese “si dice ai giornalisti di quelle redazioni [..] State tutti in campana perchè non cè nessuno di voi che non abbia uno scheletro nell’armadio”.
Intanto l’Italia continua a perdere posizioni nella classifica mondiale della libertà di stampa, stilata da Reporters Sans Frotieres: al 49° posto, per il secondo anno consecutivo, il nostro Paese perde 5 posizioni, dopo averne perse 7 l’anno precedente.
Ecco spiegato come abbiamo fatto ad ottenere quello che RSF definisce”il punteggio peggiore tra i sei fondatori dell’UE”.
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