Contenuti a pagamento, potrebbero arrestare la rivoluzione digitale
Via Internazionale
Secondo il direttore del Guardian, Alan Rusbridger, l’introduzione di sezioni a pagamento all’interno dei giornali online rappresenterebbe un vero fallimento.
Durante una lectio magistralis in onore del giornalista britannico Hugh Cudlipp, così si è espresso Rubridger: “Non è solo una tendenza digitale, è una tendenza che riguarda la società: come le persone si esprimono o come le società si organizzano riguardano un’idea nuova di democrazia e d’informazione, e una nozione molto cambiata di autorità. Se costruiamo un muro di contenuti a pagamento, vuol dire che ci tagliamo fuori da un mondo di contenuti che vengono condivisi. Forse ci possono essere delle ragioni commerciali per fare questo tipo di scelta, ma da un punto di vista editoriale significherebbe venir meno a uno dei motori principali del giornalismo.
Con la crisi finanziaria mondiale in corso è troppo presto per decretare la scarsa vantaggiosità della pubblicità online come forma di finanziamento dei giornali: in un settore in cui siamo abituati a tassi di crescita molto bassi, la velocità della crescita dei lettori dei giornali online è un dato confortante e dovrebbe essere un motivo di speranza.
I giornali dovrebbero imparare da altri tipi di aziende e adottare modelli di business differenziati, per esempio far pagare solo i contenuti più specialistici oppure le piattaforme su cellulare e mantenere l’accesso di base gratuito”.
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