Conseguenze del pay per content
Roberto Venturini -giornalista/blogger, esperto di Internet Marketing – prova a delineare un possibile scenario in cui tutti gli editori si mettono d’accordo per costringerci a pagare i contenuti online:
“Probabilmente sopravviverebbe la free press” ipotizza Venturini “resterebbero probabilmente gratuiti i giornali fortemente ideologizzati, sostenuti da affiliati al movimento o da partiti. Molti utenti lascerebbero il sito e non comprerebbero le notizie, riducendo il bacino del giornale e quindi le opportunità per gli inserzionisti. Pensare di svuotare internet per riportare vendite verso carta e tv sarebbe una mossa tremendamente antistorica”.
L’alternativa è il raccogliere contributi di giornalisti virtuali vari ed eventuali. Un giorno io ho una notizia perché l’ho afferrata di prima mano. Domani si spera che la porti a casa un altro. Ma sarà interessante? Ci sarà qualità? Ci sarà – tema discusso alla nausea – affidabilità? Chi coordina? Chi controlla? A parte noi impallinati pronti a girare 10, 20 siti al giorno, a esaminare cento flussi Rss per farci un panorama stereoscopico della realtà, l’utente medio, abituato ai suoi bei quotidiani che oggi legge in Rete, come reagirà? Assisteremo a una nuova versione della pirateria? Dopo musica, film, tv, software, ci scaricheremo domani l’ultima edizione piratata de Il Giornale?
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