Caso Tartaglia: Facebook sceglie l’autocensura

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decide di chiudere tutti i gruppi nati per dare sostegno sia a Silvio Berlusconi, che al suo aggressore Tartaglia e, magicamente i toni autoritari dell’esecutivo di fanno più blandi. Il ministro annuncia che non ci sarà più alcun provvedimento immediato per applicare dei filtri di controllo ai siti web, bensì, si sta pensando ad un disegno di legge da discutere persino con l’opposizione.

Quello che si teme è il rispolvero dell’emendamento D’Alia, contenente le stesse identiche paroline con cui si è provveduto a colpevolizzare il popolo della Rete, appena qualche secondo dopo che il souvenir ha colpito il volto del Premier: istigazione a delinquere e apologia di reato.

Ma quale che sia la linea di Governo, purtroppo, la tanto temuta ventata di filo cinese si è già abbatutta sui netizen italiani e proprio per mano della Rete stessa: con sua la scelta di chiudere quei gruppi per non inimicarsi uno Stato con cui fa affari, Facebook ha concesso ampio – troppo – spazio alla politica di intervenire ogni qual volta riterrà inopportuno un qualsiasi intervento di un qualsiasi libero cittadino.

“La prossima volta che in un gruppo creato per organizzare una nuova manifestazione del popolo viola contro il premier – che sia quello di oggi o quello di domani – ci sarà un Ministro che si sentirà legittimato a richiedere, per le vie brevi, la chiusura di quel gruppo” ha commentato il giurista Giudo Scorza “nessuno, in un Paese civile, dovrebbe potersi arrogare il diritto di sostituirsi ad un giudice nello stabilire cosa è lecito che i cittadini dicano e cosa, invece, è illecito o, peggio ancora, sconveniente.

E’ un potere che non compete al Governo e men che meno dovrebbe competere ad un soggetto privato che agisce secondo le regole del mercato.”

Meglio guardare all’America

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